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..Scontri a città del Messico
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..Manifesto degli studenti messicani
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..Studenti prigionieri a CdM
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..Manifestazione a Città del Messico.
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A Città del Messico il 3 ottobre 1968 la piazza di Tlatelolco (ribattezzata piazza delle Tre culture) è ricoperta da centinaia di morti: sono quasi tutti studenti. A ordinare una feroce sparatoria è stato il presidente Gustavo Diaz Ortaz. L’esercito ha sparato dagli elicotteri e dai tetti del ministero degli Esteri [nella foto, Gustavo Diaz Ordaz (1911-1979)].

Il 1968 messicano inizia il 22 luglio. La scintilla, piuttosto futile, è la polemica tra studenti di licei diversi che si contendono la stessa ragazza. A reprimere questa bizzarra rivalità ci pensano i “granaderos”, i carabinieri messicani, che intervengono nei due licei con cruda brutalità. Con quella repressione si viola il principio dell’autonomia delle università e delle scuole messicane, da sempre considerate luoghi dove polizia e esercito non potevano intervenire.
Il 30 luglio per reprimere la protesta che ha il suo fulcro nell’Università di Città del Messico la polizia usa i bazooka. La risposta è la nascita di comitati di lotta in tutte le scuole e poi di un Comitato nazionale che raccoglie studenti e professori.
Alla fine di luglio, tutte le sedi scolastiche e universitarie della capitale vengono occupate.
Gli obiettivi del Comitato nazionale vengono riassunti in sei richieste al governo: liberazione di tutti i detenuti politici; scioglimento dei “granaderos”, dimissioni del capo della polizia, risarcimento alle famiglie delle vittime della repressione, punizione per i responsabili delle azioni repressive, abrogazione degli articoli del codice penale che limitano il diritto di manifestare.
Il 1° settembre il presidente Diaz Ordaz chiude ogni possibilità di trattativa e accusa gli studenti di voler sabotare i giochi olimpici che si sarebbero inaugurati il 12 ottobre.
Il 18 settembre l'esercito occupa l’Università: il rettore Javier Barrios Siena si dimette per protesta. Vengono arrestati centinaia di studenti e professori.
Nella notte tra il 2 e il 3 ottobre gli studenti si danno appuntamento in piazza delle Tre culture. Polizia e esercito sparano all’impazzata, dopo avere bloccato le uscite della piazza: il bilancio in termini di morti è altissimo, anche se non se ne avrà mai un resoconto definitivo.
Una ricostruzione della strage appare nelle ultime pagine del libro di Oriana Fallaci, Niente e così sia, Milano 1969. La giornalista italiana viene ferita da una raffica di mitra proprio in quella piazza di Città del Messico durante gli scontri tra esercito e studenti.
Anche la scrittrice Elena Poniatowska dedicherà un libro al tragico evento [La noche de Tlatelolco], raccogliendo a caldo un gran numero di dichiarazioni, di gente comune e di varie personalità tra cui la stessa Fallaci.
L’eco della strage sarà enorme in tutto il mondo. Innumerevoli manifestazioni studentesche vengono organizzate in Europa e negli Usa in solidarietà con gli studenti messicani.
Il movimento messicano, ormai decapitato e piegato dalla feroce repressione, si trascinerà fino a novembre trattando con il governo.
L’indignazione per il massacro non impedirà comunque la regolare apertura dei giochi olimpici, che iniziano a Città del Messico il 12 ottobre del 1968, pochi giorni dopo la strage di piazza delle Tre culture. Gli echi internazionali del massacro, le proteste, le manifestazioni in tutto il mondo non valgono a fermare la grande macchina dei giochi. Molti pensano, del resto, che le Olimpiadi serviranno a mettere le condizioni del paese sotto gli occhi del mondo.
Ma sarà soprattutto la lotta dei neri americani a occupare la scena a Città del Messico, teatro di ben dieci record mondiali, quasi tutti “made in Black Power”. Tra questi, l’incredibile salto in lungo di Robert Beamon, nero ventiduenne di Harlem: 8 metri e 90 centimetri, una specie di miracolo.
In febbraio gli Stati Uniti avevano votato a favore della partecipazione del Sudafrica razzista ai giochi [vigeva allora in quel Paese l'apartheid]. Una valanga di no degli stati africani (ben 32) e la minaccia di boicottaggio da parte degli atleti neri avevano opposto una barriera insormontabile all’ingresso di Pretoria. Città del Messico finirà cosi con l'ospitare i giochi più politicizzati della storia, il cui momento più significativo saranno i due velocisti neri Tommie Smith e John Carlos con pugni chiusi e mano guantata di nero [simbolo della lotta delle Black Panters], immobili sul podio dei vincitori. Non fu un fatto isolato, i due atleti neri ebbero la solidarietà di molti atleti bianchi quando le autorità sportive imbestialite li fecero espellere dal villaggio olimpico. Pugni chiusi, baschi neri e piedi scalzi erano già stati esibiti, sebbene meno teatralmente, dallo straordinario Beamon e dai quattrocentisi Lee Evans, Larry James, Ronald Freeman. La denuncia del razzismo americano, la dissacrazione della retorica olimpica e tutta la dirompente carica della lotta dei neri statunitensi occuparono per intero la scena dei giochi.
 

SUL WEB, IN ITALIANO E IN SPAGNOLO,
ALCUNI ARTICOLI RIGUARDANTI LA STRAGE DI TLATELOLCO
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La strage di Citta' del Messico, "il manifesto" 2/10/1998
Articoli sul Movimento degli Studenti del '68 (Spagnolo)
Archivio "Excelsior", articoli del 3 e 4 ottobre '68 (Spagnolo)
"La Jornada", 2 ottobre 1998 (Spagnolo)
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