Palenque
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A sinistra: Pianta di Palenque (1. Tempio della Croce; 2. Tempio della Croce Fronzuta; 3. Tempio del Sole; 4. Tempio delle Iscrizioni; 5. Palacio; 6. Struttura XIII; 7. Tempio XI; 8. Campo per il gioco della palla; 9. Tempio of the Count; 10. Gruppo Nord)
 

Nelle tierras calientes dove si incontrano la piana del Campeche e gli altipiani del Chiapas, e dove la foresta tropicale domina sovrana, sorge la città di Palenque, magnifico esempio di architettura maya di epoca Classica, paragonabile solo a Tikal in Guatemala e a Copán in Honduras. Sebbene il sito fosse già occupato nel I sec. a.C., la città conosce il suo massimo splendore nel VII sec. d.C., quando il regno è guidato dal sovrano Kin Pacal (615-683 d.C.) e poi da suo figlio Chan Bahlum (683-702 d.C.).

Quello che oggi vediamo di Palenque - il cui antico nome era probabilmente Otulum (case fortificate) e che venne ribattezzata in seguito dagli Spagnoli - non è che una minima parte di una città che si estendeva per ben 15 chilometri quadrati. Gli edifici più importanti, come il Gruppo della Croce, il Tempio delle Iscrizioni e il Palazzo, sono tutti databili ad un periodo che va dall’inizio del VII secolo alla metà dell’VIII secolo, quando Palenque e i suoi sovrani dominavano un vasto territorio.
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Palenque presenta uno stile architettonico di particolare bellezza: doveva apparire grandiosa al tempo del suo massimo splendore, con le piramidi dipinte di rosso avvolte dal verde cupo della vegetazione. L’utilizzo dello stucco, che ricopre interamente gli edifici, ha permesso agli artisti locali di creare decorazioni di elevato livello estetico. Palenque è la vera “capitale” dello stucco, la città in cui questo materiale si è meglio conservato grazie all’umidità della foresta tropicale, e che presenta più di ogni altra il gusto decorativo che dominava l’architettura maya. Dal punto di vista architettonico Palenque presenta caratteri unici, come i tetti inclinati a mansarda, che avevano forse la funzione di proteggere i delicati rilievi a stucco collocati sui muri esterni.
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Edifici singolari come la torre del Palacio o il Tempio delle Iscrizioni con la sua tomba nascosta, sanciscono l’originalità della cultura artistica di Palenque. Il Palacio, edificio residenziale del sovrano, si articola in numerose stanze, corridoi e cortili ed è fornito di impianti di scolo collegati all’acquedotto della città.
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Snelle cresterías, alte merlature traforate, elevano e alleggeriscono gli edifici. Le cresterías hanno una esplicita funzione estetica, slanciando i tozzi edifici che assumono una leggerezza formale superiore a quella concessa dalle spesse strutture murarie.
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Numerosi templi hanno struttura simile: sono elevati su piccole piramidi, sovrastati da merlature, ricoperti da rilievi in stucco, sia sulle pareti sia sul tetto. Internamente gli spessi muri lasciano liberi soltanto spazi angusti, un portico lungo tutta la parete d’ingresso e sul retro un santuario con due stanze laterali. In tali templi, di piccole dimensioni, i santuari ospitano i simboli del dio cui sono dedicati: lastre di pietra decorate in modo superbo, veri capolavori dell’arte precolombiana.
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Già nell’VIII secolo la città subisce una sempre più forte influenza da parte di Toniná, un sito maya distante un’ottantina di chilometri, ma la definitiva decadenza e il successivo abbandono avvengono soltanto nel X secolo, probabilmente a causa dell’arrivo di nuove popolazioni provenienti dal Golfo del Messico.
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Gran parte della sua storia Palenque la porta scritta su i suoi monumenti sotto forma di rilievi o di glifi e l’universo maya si esprime attraverso le sue architetture: il mondo dei mortali è rappresentato dal Palacio e il mondo degli dei dai Templi del Gruppo della Croce, mentre il Tempio delle Iscrizioni è il luogo dove l’uomo si fa dio.
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