Quello che oggi vediamo di Palenque
- il cui antico nome era probabilmente Otulum (case fortificate) e che
venne ribattezzata in seguito dagli Spagnoli - non è che una minima
parte di una città che si estendeva per ben 15 chilometri quadrati.
Gli edifici più importanti, come il Gruppo della Croce, il Tempio
delle Iscrizioni e il Palazzo, sono tutti databili ad un periodo che va
dall’inizio del VII secolo alla metà dell’VIII secolo, quando Palenque
e i suoi sovrani dominavano un vasto territorio.
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Palenque
presenta uno stile architettonico di particolare bellezza: doveva apparire
grandiosa al tempo del suo massimo splendore, con le piramidi dipinte di
rosso avvolte dal verde cupo della vegetazione. L’utilizzo dello stucco,
che ricopre interamente gli edifici, ha permesso agli artisti locali di
creare decorazioni di elevato livello estetico. Palenque è la vera
“capitale” dello stucco, la città in cui questo materiale si è
meglio conservato grazie all’umidità della foresta tropicale, e
che presenta più di ogni altra il gusto decorativo che dominava
l’architettura maya. Dal punto di vista architettonico Palenque presenta
caratteri unici, come i tetti inclinati a mansarda, che avevano forse la
funzione di proteggere i delicati rilievi a stucco collocati sui muri esterni.
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Edifici singolari come la torre
del Palacio o il Tempio delle Iscrizioni con la sua tomba nascosta, sanciscono
l’originalità della cultura artistica di Palenque. Il Palacio, edificio
residenziale del sovrano, si articola in numerose stanze, corridoi e cortili
ed è fornito di impianti di scolo collegati all’acquedotto della
città.
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Snelle
cresterías,
alte merlature traforate, elevano e alleggeriscono gli edifici. Le cresterías
hanno una esplicita funzione estetica, slanciando i tozzi edifici che assumono
una leggerezza formale superiore a quella concessa dalle spesse strutture
murarie.
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Numerosi templi hanno struttura
simile: sono elevati su piccole piramidi, sovrastati da merlature, ricoperti
da rilievi in stucco, sia sulle pareti sia sul tetto. Internamente gli
spessi muri lasciano liberi soltanto spazi angusti, un portico lungo tutta
la parete d’ingresso e sul retro un santuario con due stanze laterali.
In tali templi, di piccole dimensioni, i santuari ospitano i simboli del
dio cui sono dedicati: lastre di pietra decorate in modo superbo, veri
capolavori dell’arte precolombiana.
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Già
nell’VIII secolo la città subisce una sempre più forte influenza
da parte di Toniná, un sito maya distante un’ottantina di chilometri,
ma la definitiva decadenza e il successivo abbandono avvengono soltanto
nel X secolo, probabilmente a causa dell’arrivo di nuove popolazioni provenienti
dal Golfo del Messico.
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Gran parte della sua storia Palenque
la porta scritta su i suoi monumenti sotto forma di rilievi o di glifi
e l’universo maya si esprime attraverso le sue architetture: il mondo dei
mortali è rappresentato dal Palacio e il mondo degli dei dai Templi
del Gruppo della Croce, mentre il Tempio delle Iscrizioni è il luogo
dove l’uomo si fa dio.
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